Serpenti e salsicce. Le decisioni (sbagliate) di fronte ai pericoli di ieri e ai rischi di oggi.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che le carni rosse lavorate sono cancerogene (fonte). Non sarà forse una gran notizia da un punto di vista medico sanitario, ma, grazie ai social network che fungono da punto di raccolta del sentire comune,  si rivela un esperimento sociale dai risvolti molto interessanti.
Non è difficile identificare alcune posizioni chiave che riassumono la maggior parte delle argomentazioni, e che si possono sintetizzare prendendo come esempio affermazioni prese direttamente da Facebook. Eccole.

I negazionisti

rispolverano il caso aneddotico, basta prendere il solito nonno di 90 anni che fuma 3 pacchetti al giorno, e sostituire le sigarette con la mortadella. O agitare il trend del momento, la tradizione:

“Basta con queste fesserie, fatte solo x affossare le tradizioni culinarie italiane, anche il caffè è cancerogeno ora.” (Giuseppe M.)

Gli scettici

puntano il dito contro la cattiva scienza che smentisce se stessa e proclamano l’autarchia:

“Ma quante cazzate…fra qualche anno diranno che si sono sbagliati e intanto tanti posti di lavoro persi altri disoccupati ….intanto sapete che vi dico continuerò’ a mangiare come ho fatto fino ad ora” (Rosaria A.)

I complottisti

sono certi che sia tutta una montatura per nascondere la verità, di cui come sempre sono gli unici depositari:

“L’Oms e’ una banda al servizio di poteri forti. Ha sempre creato inutili allarmismi (influenza aviaria, suina, ebola, mucca pazza, ecc.), che hanno riempito di soldi le case farmaceutiche. Sicuramente qualche potente lobby trarra’ l’ennesimo sporco profitto da questo ennesimo (e come tutti gli altri FALSO) allarme” (Andrea M.)

I falsi moderati

quelli che, per farla breve, continueranno a fare come hanno sempre fatto, certi che un po’ di affettato, così come un buon bicchiere di rosso, non può far male, anzi fa sangue:

“Dovremo comunque morire perché rinunciare a tanto ? Questa ossessione salutista è una bolla di ipocrisia senza fine. Viva l’arrosto, viva la carne in tutte le sue possibilità.” (Massimo C.)

Indipendente dalla propria squadra, ognuno si è guardato bene dal farsi due conti dei rischi, e mettere a bilancio le proprie decisioni.

L’evoluzione della paura

Ecco il punto interessante. Valutare i rischi è un’operazione che la mente è costretta a svolgere costantemente e la sua efficacia è cruciale nell’innescare un’adeguata dose di paura che attiverà lo stato di allerta responsabile delle reazioni di attacco-fuga e più in generale del comportamento da mettere in atto per fronteggiare il pericolo. Avere paura al momento giusto nei confronti di una minaccia imminente salva la vita, così come sottovalutare un pericolo reale può essere fatale. Purtroppo però l’uomo moderno è un pessimo matematico e la maggior parte delle volte compie grossolani errori di valutazione. Poveretto, non è mica colpa sua. La colpa è dell’evoluzione, che in un periodo di qualche centinaia di migliaia di anni ha sviluppato nell’uomo una capacità statistica intuitiva sulla base dei pericoli di un ambiente che non è più il nostro, fornendo un ampio set di strumenti che comprendono la repulsione per i sapori molto amari (potenziale tossicità), la naturale avversione per gli insetti dai colori sgargianti (potenziale veleno), l’immediata reattività a movimenti rapidi in avvicinamento (potenziale aggressione), e così via. Come conseguenza siamo terrorizzati da ragni e serpenti, dal vuoto, dal buio, ma conviviamo serenamente con le principali cause di morte del mondo che abitiamo: malattie cardiovascolari, tumori, automobili, scaldabagni. 

Valutare i rischi

I numeri dicono che 2 uomini su 3 moriranno a causa di un infarto, un ictus o un cancro al colon (fonte). Eppure sembrano più rischiosi gli sport estremi e gli aerei, le cui vittime si contano sulla dita di una mano. Due su tre invece è un gran bel numero, ma è anche un numero a cui riesce difficile credere, poiché in contrasto con l’intuizione. E non potrebbe essere altrimenti, del resto il meccanismo interno di cui ci fidiamo, quello che governa le nostre paure e la percezione delle possibili minacce, è regolato per valutare il rischio di un predatore a distanza ravvicinata, o di una situazione che potrebbe minare l’incolumità qui ed ora, e non che potrebbe ucciderci tra 20 o 30 anni. Il problema è che ci vogliono altre centinaia di migliaia di anni prima che l’evoluzione metta a punto una naturale avversione per le patatine e il bacon. Fino ad allora mangeremo felici i nostri insaccati cancerogeni che ci ammazzeranno, temendo scorpioni che non incontreremo mai. E lo facciamo pensando di avere ragione, di aver preso la giusta decisione.

Il dado è tratto

Purtroppo però anche prendere decisioni non è una cosa che ci riesce sempre benissimo, soprattutto quando tali decisioni scaturiscono da quello che viene definito “conflitto”. Un conflitto è una specie di partita di calcio tra due gruppi di informazioni in contrasto, ad esempio l’abitudine a fare merenda con un panino al prosciutto, e la dichiarazione dell’OMS secondo cui quella merenda potrebbe farci schiattare con più probabilità di un volo in parapendio. L’antitesi tra queste due informazioni e la presa di posizione per una delle due alternative, che costringe necessariamente a scartare l’altra, genera quella che in psicologia Leon Festinger ha chiamato dissonanza cognitiva. Secondo la teoria, una volta che abbiamo preso la nostra decisione, faremo di tutto per proteggerla. in modo da ridurre la dissonanza e mantenere un equilibrio psicologico. Come? Mettendo in atto comportamenti conservatori.
Filtrare le informazioni in entrata, evitando di prestare attenzione a quanto possa mettere in discussione la scelta, e privilegiando qualunque fonte che possa tirare acqua al proprio mulino.
Eliminare le informazioni che possano accrescere il valore dell’alternativa (negazione), inventare o accrescere gli elementi che diano ragione alla decisione presa (costruzione), ricorrere a giustificazioni facendo apparire la nostra posizione come oggettivamente più sensata (razionalizzazione).
E se questo non bastasse, ci si mette anche la memoria a dare una mano, facendoci ricordare più facilmente (o in maggiore quantità) episodi in linea con la nostra decisione, piuttosto che quelli che potrebbero metterne in dubbio le basi.
Un bel repertorio di informazioni, convinzioni, ricordi schierato dietro la bandiera della coerenza, in difesa dello status quo.
L’analisi critica, come sempre, è un disertore. 

Bibliografia e Approfondimenti

Psicologia della paura – Oliviero Ferraris (2013)
Quando i numeri ingannano – G. Gigerenzer (2003)
Teoria della dissonanza cognitiva – Leon Festinger (1957)

Sulla paura in psicologia evoluzionistica

Fear of Snakes, Spiders Rooted in Evolution
Fear of spiders became part of our DNA during evolution
The Evolution of Aversion: Why even children are fearful of snakes

Sulle decisioni e la valutazione dei rischi

L’intelligenza euristica che guida le decisioni umane
Euristiche ed errori sistematici nel giudizio

Sulla dissonanza cognitiva

State of Mind – LA DISSONANZA COGNITIVA
Cognizioni e comportamenti in contraddizione: la dissonanza cognitiva. Cos’è e strategie tipicamente adottate per ridurla

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