Distributori automatici di felicità

Immagina che esista una macchina in grado di far provare il piacere di qualsiasi esperienza, ricreando nella mente di chi la utilizza una vivida percezione della realtà, indistinguibile dal reale. Immagina di poterti attaccare a questa macchina e vivere per sempre un distillato di felicità, una vita fatta solo di alti e niente bassi. E’ questo l’esperimento mentale di Robert Nozick, la Macchina del Piacere. Qualcosa del genere si trova anche nel romanzo visionario di Huxley “Il mondo nuovo”, che descrive una società del futuro in cui la somministrazione di una sorta di droga, priva di effetti collaterali, mantiene le persone in un perpetuo stato di euforia, liberi da qualsiasi tipo di sofferenza psicofisica. Non è meraviglioso?

Riesce difficile non cogliere che qualcosa in questo scenario non torna. Una felicità assoluta, cristallizzata e sospesa nel tempo dovrebbe valere qualsiasi prezzo, eppure in molti sentono che consegnare la propria capacità di essere parte attiva di ciò che chiamiamo “reale” è un prezzo troppo alto anche per il piacere incondizionato.

Alcuni interrogativi potrebbero fare un po’ di luce sul perché una vocina suggerirebbe di tenersi una vita più imperfetta ma al tempo stesso più vera.

L’altalena del piacere

Felicità = Piacere? E il piacere rende automaticamente felici? Il concetto stesso di felicità è forse talmente astratto da privare di significato la domanda stessa.

Chi ha avuto la fortuna di vedere i propri sogni avversarsi, ad esempio grazie ad una vincita fortunata, è rimasto parecchio deluso nello scoprire che il senso di felicità non solo non è duraturo, ma svanisce in breve tempo riportando il “fortunato” allo stesso stato emotivo precedente al cambio di vita (fonte). La felicità immaginata non si raggiunge al verificarsi delle condizioni che riteniamo sufficienti a materializzarla, è incompatibile con la felicità esperita.

Il fattore tempo potrebbe avere qualcosa a che fare.  In genere collochiamo la felicità nel passato, oltre la cortina dei ricordi, in un momento indefinito e trascendente rispetto ad una linea temporale, o la proiettiamo idealmente nel futuro, come anticipazione del piacere. La felicità sembra essere inconciliabile con il presente, se è da qualche parte non è mai qui ed ora.

Il piacere, al contrario, è un’emozione primaria ben salda nel presente e facilmente identificabile in un istante preciso.

Questione di dopamina

Volendo scavare un po’ più a fondo nelle radici neurali del piacere, si scopre che il cervello possiede un circuito dopaminergico preposto alla motivazione, al controllo del comportamento, alla gratificazione, ai processi di stimolo-ricompensa. Insomma, è il nostro distributore automatico di felicità. Ma questa è una felicità chimica, la stessa che si accompagna al sesso, alle droghe, al gioco d’azzardo… una sostanza che dà dipendenza e mette KO il sistema inibitorio della ragione. Un po’ diversa da quella idealizzata nelle speculazioni filosofiche o semplicemente immaginata nei sogni ad occhi aperti.

Le conseguenze possono essere estreme, come dimostra un esperimento effettuato sui topi, in cui agli animaletti era data la possibilità, attraverso un sistema di elettrodi, di stimolare autonomamente il proprio centro del piacere. I roditori, completamente assuefatti da un piacere euforico e continuo, si lasciavano morire, rifiutando cibo ed acqua in cambio della loro droga naturale. (fonte)

Liberi di essere quasi felici

C’è un altro aspetto chiave nella posizione di chi non accetterebbe la macchina del piacere, ed è l’idea secondo cui una felicità cercata, meritata e conquistata con un po’ di fatica sia più desiderabile di una felicità preconfezionata. Così come una giornata di sole dopo una settimana di pioggia appare più luminosa, allo stesso modo riusciamo a misurare meglio l’idea di felicità quando possiamo inquadrarla in un sistema di assi cartesiani, e disegnare una curva di esperienze fatta di positivi e negativi.

Credo che tutto questo abbia a che fare con l’illusione del libero arbitrio e la necessità di ottenere una ricompensa attraverso un processo (almeno apparentemente) volitivo, in cui la determinazione rappresenta il veicolo necessario per raggiungere un obiettivo gratificante. La volontà motiva le nostre azioni, e le azioni determinano chi siamo come individui, in uno schema di cause ed effetti il cui centro di gravità è rappresentato dalla coscienza. In quanto animali fortemente egocentrici, è impossibile prescindere da un modello che scarichi l’io-agente in favore di un io-oggetto. Anche la felicità, quindi, va ricondotta all’essere soggetto.

Ma proprio sul più bello, quando si potrebbe riaffermare l’io cosciente come artefice del proprio destino, e quindi della sua felicità non artificiosa, sorge un dubbio. Siamo sicuri di non essere già attaccati a non una, ma tante parziali macchine del piacere? Siamo sicuri che il mondo fatto di bisogni costruiti, non sia un gigantesco assemblaggio di macchine del piacere? Hamburger, patatine, nutella, alcool, scarpe, gioielli, moda, facebook, whatsapp, selfie, like, pornografia, potere, status, amore, sesso, sport, gratificazione, riconoscimenti,  non sono forse tutte quante micromacchine del piacere che alimentano le nostre dipendenze e disegnano i confini di tante singole realtà, biomeccanici centri di produzione di felicità personali?

Bibliografia e Approfondimenti

La bussola del piacere – David J. Linden (2012)
Anarchia, stato e utopia – Robert Nozick (2008)
Il mondo nuovo – Aldous Huxley (1932)

Sulla macchina del piacere

Wikipedia – Experience machine
TED – Would you opt for a life with no pain? (video)

Sul centro del piacere e i meccanismi di ricompensa

ScienceDaily – Unlocking the secrets of our compulsions
C’è una macchina del piacere, si agita nella corteccia del cervello

Sulla volontà cosciente percepita

BBC – Why do we intuitively believe we have free will?
Scientific evidence that you probably don’t have free will
E se la “libera volontà” fosse un “segnale” nel retro del cervello?

 

 

 

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