Social network delle mie brame

C’è un format che ha molto successo su Facebook, quello che propone articoli e applicazioni in cui ciascuno si può facilmente riconoscere e compiacere di presunte qualità suggerite secondo logiche palesemente inconsistenti. Qualche esempio? “I primogeniti sono più intelligenti” (fonte) , “Se sei disordinato sei più creativo” (fonte), “Sei smemorato? Impari più velocemente” (fonte), e così via.

Il fil rouge che guida la formula vincente è sempre lo stesso: uno specchio in cui ammirare la propria immagine, magari abbellita da un po’ di makeup psicologico a buon mercato.

Quando amarsi troppo è una condanna

Il narcisismo non è un prodotto della modernità. La leggenda narra di un giovane talmente bello da far innamorare chiunque lo guardasse, ma allo stesso tempo così superbo da respingere qualsiasi pretendente. Narciso, prigioniero dell’amore per la propria immagine, è destinato a morire in solitudine proprio a causa del suo riflesso.

Nell’accezione psicologica il “disturbo narcisistico di personalità” è un disturbo del comportamento che ha effetti negativi importanti nella vita sociale di una persona. Il narcisista patologico è caratterizzato da una quasi totale mancanza di empatia, che non gli permette di comprendere e sintonizzarsi correttamente sui bisogni e le emozioni degli altri, lasciandolo costantemente focalizzato su se stesso e le proprie necessità.

Bimbi di successo, adulti di potere e il rifiuto del NO

Le cause del disturbo narcisistico di personalità affondano le radici nelle esperienze dell’infanzia, quando eccessive e reiterate attenzioni nei confronti del bambino confermano uno schema che vede le sue priorità come le uniche priorità in gioco, fissando positivamente così comportamenti di richiesta che vengono puntualmente soddisfatti (fonte).

Esperienze formative come il gioco, lo sport, la scuola, ma anche le prime interazioni con il mondo esterno, dal pianto all’esplorazione, servono a riportare in equilibrio la bilancia di successi troppo precoci, nella misura in cui impartiscono una lezione importante: per ogni vittoria conseguita bisogna fronteggiare numerose sconfitte. L’ambiente insegna a fare i conti con il fallimento, sprona a migliorarsi con la consapevolezza che fuori c’è sempre qualcuno più bravo, più forte, più veloce cui cedere il primo posto.

Ogni “no” ricevuto, ogni volta che le motivazioni del bambino si scontrano con la volontà degli altri, la sua intelligenza sociale viene plasmata verso una visione che comprende l’altro come giocatore attivo cui rapportarsi utilizzando strategie preferibilmente cooperative e non conflittuali in cui è importante la capacità di accordarsi emotivamente con lui (fonte).

L’egocentrismo in cui il narcisista è confinato, tuttavia, non gli preclude un discreto successo sociale. Al contrario, soprattutto nei settori in cui è alto il livello di competizione ed è richiesta una dose quasi inesauribile di autostima, una persona con una smisurata considerazione di sé può raggiungere più agevolmente obiettivi di carriera, soprattutto nell’ambito di ruoli di potere che richiedono elevata assertività (fonte).
Naturalmente anche in questi casi il prezzo da pagare è alto in termini di difficoltà relazionali, laddove il perseguire costantemente priorità egoistiche sterilizza qualsiasi tipo di affettività.
Uomini di successo affetti dal disturbo narcisistico di personalità sono vittime di accessi di rabbia quando non riescono a raggiungere gli obiettivi, in genere eccellenti, che si sono prefissati, e, incapaci di una visione critica oggettiva, riversano qualsiasi colpa o responsabilità su sottoposti e collaboratori.
Il narcisista, in generale, si sente in diritto che le proprie esigenze, di qualsiasi tipo esse siano, vengano soddisfatte, e si aspetta che gli altri siano pronti a farlo.
Nelle sue declinazioni più estreme il disturbo narcisistico patologico è correlato a casi di violenza sessuale, in cui la soglia di attenzione alla volontà altrui è talmente bassa da non permettere di comprendere un rifiuto ad una richiesta (sessuale) e addirittura di non contemplarne la possibilità (fonte).

Il selfie come campagna pubblicitaria di se stessi

I social network hanno ampliato la dimensione narcisistica creandone una forma nuova, con tratti differenti da quelli descritti e sicuramente meno pericolosi socialmente, ma ugualmente deleteri per la persona.
Il Narciso virtuale è costantemente intento a fare autopromozione, mettendo la propria immagine, le proprie abitudini, la propria quotidianità sugli scaffali social come un prodotto in vendita. E per farne la migliore pubblicità possibile, propone una versione patinata della sua vita, costellata di successi.
E di selfie.

Nel selfie, a differenza dell’autoscatto classico, l’effetto estetico piuttosto sgradevole del braccio che tiene lo smartphone o dello specchio, è volto a rendere evidente l’equazione che identifica il soggetto dello scatto con l’autore.
E’ necessario sottolineare che il microcosmo ritratto in quel quadro digitale non richiede nessun’altra presenza al di fuori di sé.

Il selfie ha invaso anche la dimensione del ricordo in quanto espressione più semplice ed immediata della fotografia, soffocando qualsiasi scena con la presenza ingombrante dell’autore. Dalle Cascate del Niagara al Taj Mahal, passando per i quadri di Picasso, le meraviglie costruite dall’uomo o dalla natura sono messe in secondo piano a fare da sfondo al bisogno di vedere se stessi protagonisti indiscussi di una rappresentazione in cui il mondo è solo un immenso passivo palcoscenico.

La propria immagine diventa il brand con cui firmare lo spazio e valorizzarlo.

Dipendenza da gratificazione istantanea

A differenza del disturbo patologico di personalità, il narcisismo digitale non è indifferente al suo pubblico, tutt’altro. La sensazione è che questa spasmodica necessità di essere sotto i riflettori nasconda in realtà una mancanza di autostima di fondo, cui sopperire attraverso continue richieste di conferma.
Conferme che arrivano puntualmente sotto forma di like e appagano il circuito neurale della ricompensa attraverso piccole scariche di piacere, come fanno lo zucchero o il sesso (fonte).

I like sono quello che per un topo da laboratorio è una pallina di cibo, e i selfie rappresentano la leva da tirare per ottenerla.

Ma da dove nasce questo bisogno?

Più sei invidiato, più vali

La società è cambiata velocemente sotto la spinta della comunicazione, che è passata dal paradigma televisivo / pubblicitario, in cui i contenuti fruivano a senso unico da un solo editore (l’emittente, la rivista, il produttore cinematografico) verso una moltitudine di spettatori / ascoltatori muti, al paradigma del web 2.0, in cui ciascuno è lo sponsor di se stesso e delle proprie idee da trasmettere alla grande rete.

Anche i modelli di riferimento, cui da sempre la società è sensibile, si sono adeguati a questo cambio di rotta. Miti e sex symbol, una volta icone inarrivabili del cinema e non rappresentative della normalità, sono divenuti modelli di desiderabilità sociale accessibili a chiunque, attraverso un processo di imitazione che ha portato la ragazza della porta accanto a vestire, truccarsi, muoversi, apparire come una diva, ma soprattutto, grazie alla tecnologia, godere della stessa esposizione mediatica.

Il nuovo imperativo della “Me Me Me Generation” è you too. Anche tu vali. Anche tu puoi assomigliare ad una star. Anche tu puoi diventare oggetto di invidia per qualcun altro.

I nuovi media nelle mani della democrazia digitale propongono canoni attraenti nel loro essere apparentemente alla portata, ma al tempo stesso artificiosi, costruiti con foto ritoccate che sembrano vere. Lo scostamento tra la sfera più intima delle fragilità e questi riferimenti ammiccanti apre un profondo baratro di inadeguatezza che fa inabissare le persone (soprattutto giovani alla rincorsa di ispirazione) in un vortice di insoddisfazione. Diventa necessario allora sopravvalutarsi, autoincensarsi, essere vincenti, o almeno fingere di crederci.

In questa prospettiva il narcisismo rappresenta il più chiaro sintomo del bisogno di ammirazione dall’esterno per riempire un vuoto. Piacere agli altri per piacere a se stessi. Come nella favola, lo specchio delle reti sociali fornisce quella risposta che non si è in grado di cercare all’interno, senza rendersi conto che per essere liberi bisogna trovare il coraggio di rompere lo specchio.

 

Bibliografia e Approfondimenti

Il cervello sociale  – Louis Cozolino (2008)
La scienza del male – Simon Baron Cohen (2012)
Intelligenza sociale – Daniel Goleman (2007)

Sul disturbo narcisistico di personalità

DNP: Il Disturbo Narcisistico di Personalità
Le fragilità del narcisista
Don’t be fooled by a Narcissist

Sul narcisismo nei bambini

L’origine del narcisismo nei bambini
High self-esteem and narcissism in children
How not to raise a narcissist

Su come i social media coltivano il narcisismo

Come i social media riflettono e amplificano il narcisismo
Gli effetti dei mass media su di noi
Do Facebook and Other Social Media Encourage Narcissism?
Facebook addiction: Social Media use linked to reward center in brain

Sul selfie

Selfie: Una Vita Messa In Mostra
Narcisismo e sindrome da selfie
Mi scatto una selfie: la mania del momento

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