Cosa significa essere liberi?

Rudolph è un labrador che vive in una grande casa con giardino. Gli piace passeggiare con la sua famiglia, giocare con la pallina e fare lunghe nuotate. Adora la sua vita.
E’ felice? Probabilmente si. Ma è anche libero?

E’ quantomeno azzardato parlare di libertà con riferimento ad una specie la cui storia evolutiva è legata a doppio filo con quella dell’uomo. Il cane, nel momento in cui si è allontanato dallo stato selvatico, è sempre vissuto dapprima ai margini e successivamente all’interno della società umana, sviluppando di fatto un rapporto simbiotico.
Anche se i cani domestici venissero di colpo espulsi dalle nostre case, continuerebbero a rimanerne dipendenti, rovistando tra spazzature e raccattando qualcosa nelle periferie delle città.  Immaginando per assurdo di relegarli a zone disabitate, riesce difficile azzardare come potrebbero sopravvivere. Nella maggior parte dei casi morirebbero di fame, di malattie o uccisi da altri cani, finché i pochi sopravvissuti riuscirebbero con fatica e attraverso lenti e graduali adattamenti a ricavarsi una nuova nicchia ecologica. Ma a quel punto sarebbero già diventati una nuova specie. Il canis lupus familiaris sarebbe estinto.

Se il concetto di libertà è inteso come contrapposizione ad uno stato coercitivo imposto dall’uomo, tutti gli animali domestici, quelli da fattoria e da allevamento in generale (in ordine di benessere decrescente) non possono considerarsi liberi, relegati come sono ad una gabbia, una vasca, una stalla, una cuccia o un giardino. Quanto ai nostri occhi una coercizione risulta accettabile, diventa una mera questione prospettica.

Il contratto sociale

La visione un po’ stereotipata della natura “selvaggia” suggerisce che sarebbero gli animali selvatici ad incarnare l’idea più pura dell’essere liberi.

Gli scimpanzé vivono in una struttura sociale organizzata secondo una rigida gerarchia piramidale al cui vertice c’è un maschio alfa. Le relazioni tra gli individui, dal corteggiamento alla spartizione del cibo, sono governate dallo status dei vari individui in gioco. Un individuo che assuma un comportamento contrario agli interessi del gruppo viene punito, anche violentemente.

Nelle api, i ruoli vengono definiti fin dalla nascita secondo un sistema a caste. Un’operaia dovrà assolvere ad una serie di compiti utili all’alveare per tutta la sua vita e non potrà avere figli, perché resa sterile dai feromoni inibitori emessi dalla regina.

Questi animali sono liberi?

Anche in natura il contratto sociale è un patto vincolante in cui gli individui scelgono di rinunciare ad una parte della propria libertà, barattandola in cambio di altri vantaggi, quali garanzie, protezione, assistenza. La gerarchia, le regole, i vincoli, la subordinazione sono il prezzo da pagare per ottenere del cibo (magari una parte minoritaria) anche per chi non è in grado di procurarselo da solo. E per essere difesi, ricevere cure, avere una compagna pur non essendo il più forte del branco.
Laddove si è sviluppato un contesto sociale, quella di appartenere ad un gruppo si è rivelata una soluzione migliore per tutti rispetto ad essere liberi e soli.

La gabbia invisibile

Oliver è un orso bruno del nordamerica. Anche quest’anno deve mangiare il più possibile in vista dell’inverno, poi lo attende un lungo letargo. Se tutto andrà bene, in primavera potrà dedicarsi a cercare femmine con cui accoppiarsi e, ovviamente, dell’altro cibo. Come ogni anno.
Se dovesse incontrare un altro maschio adulto sulla sua strada potrebbe decidere di affrontarlo o cambiare direzione.

Oliver può dirsi libero? Sembrerebbe quasi di si. Sembrerebbe che se Oliver decidesse di fare altro, potrebbe farlo. Ma è solo un’impressione, Oliver continuerà a fare ciò che ha sempre fatto e non potrebbe fare altrimenti. Dovrà cacciare per l’inverno, dovrà andare in letargo e se dovesse incontrare un altro maschio che metta in pericolo le sue risorse, dovrà affrontarlo. L’alternativa è morire di fame.

Oliver non è attaccato ad un guinzaglio, il suo guinzaglio è la necessità di sopravvivere in un contesto difficile, la sua gabbia è fatta di confini climatici e disponibilità alimentare. In assenza di costrizioni imposte dall’uomo, gli animali devono fare i conti con le costrizioni imposte dall’ambiente, di cui di fatto l’uomo è semplicemente un sottoinsieme.
Se è vero che ogni organismo è in primis il prodotto dell’ambiente in cui si è evoluto, la libertà da quello stesso ambiente o dagli elementi che ne fanno parte è inapplicabile.

Condizionamento travestito da libero arbitrio

Forse però il concetto di libertà ha a che fare con ciò che chiamiamo libero arbitrio e la volontà potenziale di prendere decisioni alternative. Da questo punto di vista l’uomo è il migliore candidato a considerarsi libero in quanto dotato di una tra le menti più raffinate del mondo animale, che gli consente di valutare, pianificare e scegliere.

Ma si tratta davvero di scelte libere?

Persone invitate a votare per lo stanziamento di fondi mostrano una tendenza preferenziale a indirizzare tali fondi verso la scuola quando il seggio si trova all’interno di una scuola, piuttosto che in altri edifici (fonte). Addirittura è sufficiente che gli elettori siano esposti ad immagini attinenti alla scuola per incrementare la loro propensione verso iniziative scolastiche.

Persone esposte ad immagini o parole inerenti il denaro, diventano più indipendenti ed egoiste. Ad esempio dedicano più tempo alla risoluzione di un problema complesso prima di chiedere aiuto, ma sono anche molto meno disposte ad aiutare un altro individuo in evidente difficoltà con lo stesso problema (fonte).
Se qualcuno fa cadere un pacco di matite, le persone cui è stata inconsciamente associata l’immagine del denaro ne raccolgono mediamente di meno.

Questo effetto affascinante e piuttosto misterioso è chiamato priming, e consiste nell’esporre un individuo ad uno stimolo (visivo, uditivo, olfattivo, contestuale) ad esempio attraverso la lettura di parole o l’ascolto di frasi. Tale stimolo sensibilizza l’individuo dirigendolo verso comportamenti o giudizi specifici in modo del tutto inconsapevole.

Nel celebre esperimento di Asch un soggetto veniva posto di fronte a due schede. In una erano presenti tre barrette di lunghezza diversa, nell’altra una sola barretta della stessa lunghezza di una delle 3. Dopo che altri 7 soggetti (complici dello sperimentatore) avevano dato tutta la stessa risposta errata, l’ottavo rispondeva anch’egli indicando la medesima barretta sbagliata (video).

Altri esperimenti mostrano come le persone si facciano condizionare talmente tanto dalla pressione sociale, da fidarsi più del giudizio degli altri invece che del proprio, anche nel caso in cui appare evidentemente errato. E’ l’effetto del conformismo, che schiaccia il pensiero indipendente e porta le persone a seguire automatismi determinati dal gruppo, pur lasciando loro l’impressione di avere operato una libera scelta.

Scavando sotto la superficie si nasconde qualcosa di ancora più sconvolgente. Benjamin Libet ha scoperto con un esperimento che il nostro cervello prepara l’azione molto tempo prima che noi abbiamo la consapevolezza della decisione. Quando viene chiesto ad un soggetto, collegato ad una serie di macchine, di svolgere una semplice azione come premere un pulsante e farlo quando vuole, indicando successivamente il momento esatto della decisione, è possibile misurale un indicatore chiamato potenziale di prontezza che segnala la decisione in anticipo rispetto alla consapevolezza del soggetto. Per assurdo una macchina potrebbe prevedere la nostra volontà.

Insomma, psicologia sociale, psicologia cognitiva e neuroscienze sembrano demolire pezzo per pezzo ogni nostra credenza sull’essere veramente liberi. A dispetto di una presunta volontà che permetterebbe in ogni momento di intraprendere strade nuove e imprevedibili, gli esseri umani seguono pattern decisionali scavati nel cervello e difficilmente modificabili.

Tutto sommato non siamo così diversi da Rudolph che gioca con la sua pallina in giardino. Forse se potessimo chiedergli se si ritiene libero di fare ciò che vuole risponderebbe di si, poiché tutto quello che vuole è giocare con una pallina.

La buona notizia però è che se nessuno è davvero libero nella dimensione platonica dell’idea di libertà, ognuno ha radicata in sé l’illusione di esserlo, e crederci.

Bibliografia e approfondimenti

L’evoluzione della libertà – Daniel Dennett (2004)
Siamo davvero liberi? Le neuroscienze e il mistero del libero arbitrio – De Caro, Lavazza, Sartori (2010)

Sul priming

Tutti in balia del priming
VIDEO: Priming Money and their Effect On Us
The priming effect: Why you’re less in control of your actions than you think

Sul conformismo

Conformismo: così fan tutti (come pecore)
L’esperimento di Asch: il conformismo
Conformismo sociale: pensi di essere veramente originale nelle tue scelte e nei tuoi pensieri?

Sull’esperimento di Libet e il libero arbitrio

L’esperimento di Libet: siamo veramente liberi?
Libero arbitrio: siamo liberi o prigionieri del nostro cervello? Un’incursione tra alcuni filosofi e scienziati d’oggi

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