La mia rabbia è la tua punizione

A cosa serve la rabbia? Perchè un animale evoluto come l’uomo, dotato di un cervello in grado di soppesare le proprie decisioni valutandone le conseguenze, gli eventuali benefici e i potenziali rischi, dovrebbe abbandonare ogni controllo razionale e cedere ad una pulsione tanto primordiale e spesso controproducente?

Il cervello, sommerso da una moltitudine di input, deve decidere in fretta, e stabilire a quale decisione dare la priorità. Per farlo usa l’amigdala come centro di controllo, una sorta di stanza dei bottoni in cui sono le emozioni a premere i pulsanti che governano il comportamento.

Per fare un esempio, l’uccisione di un fratello o di un figlio provoca una reazione di rabbia talmente violenta da rendere completamente ciechi a qualsiasi ponderazione. Qualsiasi decisione non lo riporterà in vita, al contrario potrà mettere a rischio la propria incolumità o quella di altri familiari. La reazione comportamentale è guidata da una tempesta emotiva che non è possibile razionalizzare.

Dal punto di vista evoluzionistico dotare il cervello di un motore emozionale che riesca ad ammutolire la voce della ragione può sembrare folle, considerando la prospettiva individuale. Ma l’animale uomo è legato indissolubilmente al contesto sociale in cui si è sviluppato, ed è questa la prospettiva in cui va ricercato il vantaggio evolutivo di seguire le emozioni. Cosa accadrebbe se il padre del ragazzo ucciso potesse governare i propri impulsi e rendersi conto di quanto sia inutile la vendetta? Quali sarebbero le ripercussioni sulle dinamiche sociali?

La minaccia di una reazione è consistente quando è veritiera. Una minaccia che venisse paventata ma si rivelasse un semplice bluff porterebbe vantaggio agli approfittatori, a tutti quei comportamenti di inganno, sfruttamento, persecuzione che avrebbero un guadagno immediato senza pagare il prezzo di una punizione.

Il potere travolgente delle emozioni è la contromisura evolutiva verso chi infrange le regole del contratto sociale, l’unico modo per mettere in atto le minacce senza il pulsante di annullamento. I rapporti sociali vengono regolati sulla base della non falsificabilità delle emozioni, e sulla consapevolezza che queste renderanno concrete le promesse della comunicazione.

L’uomo però non è un interruttore fatto di sole emozioni. L’educazione e l’apprendimento consolidano freni inibitori che possono mettere un veto alle emozioni, da quelle più blande via via verso quelle più forti. Se per certi versi questa capacità va perseguita e vista come una conquista della civiltà, dall’altra è necessario essere in grado di valutare se il freno della cultura sia sempre auspicabile, e non diventi un bavaglio in situazioni gravi che richiedano reazioni forti, sconsiderate, di impulso. Ogni tanto non si può rispondere con la voce pacata della ragione, ma con il ruggito dell’animale emotivo che è in noi.

 

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