Grande smartphone, piccolo cervello

Secondo una ricerca gli essere umani starebbero diventando sempre più stupidi, e forse a giudicare dalla diffusione di bufale e dal successo dei reality in TV potremmo dire che ce n’eravamo accorti da un po’.
Lo studio in questione parla di un decremento medio di un punto di QI dal 1950 al 2000, che porta ad un totale di quasi 14 punti di QI persi dall’epoca vittoriana ad oggi, e prevede che il trend si manterrà negativo anche per gli anni a venire.

Ipotizzando che vi sia davvero una recessione dell’intelligenza nell’uomo è interessante porsi due domande. In primo luogo, qual è la causa? In secondo, è un fatto negativo di cui dovremmo preoccuparci?

Partiamo dalla seconda, che sembra la più semplice, per cercare di arrivare alla prima.
La risposta è no, qualche punto di QI in meno non è un grosso problema, o almeno non necessariamente. Il cervello è senza dubbio uno strumento molto raffinato con potenzialità enormi, ma è anche una risorsa estremamente costosa. Consuma il 20% di tutta l’energia richiesta dal nostro corpo, ha una struttura delicata che ha bisogno di essere protetta all’interno di una scatola cranica e richiede tempi di maturazione lunghissimi.
La natura però non fa investimenti non necessari, e se l’evoluzione ha dato come risultato un cervello come il nostro è perché il rapporto costi / benefici è in fin dei conti sostenibile. Tuttavia maggiori capacità cognitive richiedono una maggiore potenza di calcolo, che a sua volta aumenta i costi di produzione e mantenimento, mentre una riduzione delle facoltà mentali può tradursi in un risparmio energetico e in performance migliori in altre competenze.

Un esempio di diminuzione delle facoltà intellettive (e delle dimensioni stesse del cervello) viene dagli animali che hanno subito un processo di domesticazione. Con buona pace del nostro amico a quattro zampe e delle sue notevoli capacità cognitive, in uno scontro tra cervelli con il suo cugino selvatico ne uscirebbe probabilmente perdente. Questo vale per cani, gatti, pecore, cavalli, maiali, etc…
Cosa è successo esattamente? L’opportunità di vivere a stretto contatto con l’uomo ha consentito all’animale domestico il lusso di non doversi più preoccupare di tanti problemi che affliggono la controparte selvatica, quali la ricerca di cibo e la difesa dai predatori, “subappaltando” a noi questi compiti.
La domesticazione di fatto ha prodotto l’esternalizzazione di funzioni che prima dovevano essere svolte dal cervello.

Anche l’uomo ha esternalizzato parecchi compiti cognitivi che era obbligato a svolgere in passato, ma non lo ha fatto delegandoli ad un’altra specie, bensì sfruttando la tecnologia. A partire dalla lavorazione dei metalli, alla produzione di utensili, allo sviluppo dell’agricoltura fino alla scienza moderna, un utilizzo sempre più massiccio della tecnologia ha consentito di alleggerire la pressione ambientale sul nostro cervello.
Non siamo più costretti a tenere il passo di prede sempre più scaltre e difficili da catturare in una continua corsa agli armamenti evolutiva, basta andare al supermercato. Né dobbiamo saperci orientare per non perderci, ci sono mappe e GPS per questo. L’aritmetica dopo la diffusione delle calcolatrici tascabili non è stata più un problema mentale. In linea generale una maggiore disponibilità di informazioni e strumenti ha reso in parte superflua una buona fetta di abilità senza le quali nel nostro lontano ambiente evolutivo avremmo fatto una brutta fine. Venuta meno la pressione selettiva, il rapporto costi / benefici per quelle funzioni mentali rese obsolete o non indispensabili diventa sfavorevole e non c’è più ragione di pagarne il prezzo.

Basta pensare alla memoria per rendersi conto di quanto oggi, grazie all’utilizzo massiccio di internet e dei motori di ricerca, sia possibile fare a meno di utilizzare il cervello per immagazzinare una moltitudine di informazioni se siamo in grado di reperirle all’esterno. A pensarci bene non è una novità. Nel momento in cui la scrittura ha consentito di trasferire idee e conoscenze su un supporto fisico esterno (la tavoletta di argilla prima, i libri poi, smartphones, computers e cloud storage oggi) abbiamo attuato un cambio di paradigma con il preciso obiettivo di rendere il compito della memorizzazione più preciso, semplice ed affidabile. Siamo passati dall’idea di utilizzare il nostro cervello come un deposito in cui sono presenti fisicamente le informazioni a quella di memorizzare solo le coordinate (e il metodo di accesso) di un deposito situato altrove. La nostra è diventata una memoria transattiva.

E mentre perdiamo punti di QI, altre abilità potrebbero essere alimentate dalle sfide di un mondo veloce e iperconnesso, in cui non serve fare calcoli matematici a mente, ma è importante avere riflessi sufficientemente pronti per guidare nel traffico, spostare l’attenzione dalla mail di un cliente alla presentazione in corso, gestire relazioni e contesti variegati.

Niente paura, sull’argomento ci sono opinioni molto contrastanti, a partire dal cosiddetto Effetto Flynn, secondo il quale il QI dell’umanità sarebbe addirittura aumentato di 3 punti ogni decade negli ultimi 60 anni.

Tuttavia è interessante notare come l’idea di un generale impoverimento intellettivo sia qualcosa che facciamo fatica ad accettare, poiché siamo portati ad identificarci con la nostra mente come tratto distintivo, e non ad esempio con il linguaggio o la straordinaria funzionalità della mano, nonostante siano anch’esse caratteristiche uniche dell’uomo. Questa “deformazione professionale” non tiene conto del fatto che l’intelligenza è un prodotto funzionale dell’evoluzione né indispensabile, né migliore o peggiore rispetto a soluzioni costruttive equivalenti sviluppate in altre specie.

 

Approfondimenti

Stiamo diventando più intelligenti… o più stupidi?
La nostra intelligenza è in diminuzione, poiché non ne abbiamo più bisogno per sopravvivere
Are Humans Becoming Less Intelligent?
Effetto Flynn: stiamo diventando sempre più intelligenti?

Sugli effetti della domesticazione sull’intelligenza

Does Domestication Produce Dummies?

Sulla memoria transattiva

The Internet Has Become the External Hard Drive for Our Memories
Memoria transattiva: l’uso di internet ci rende insicuri di ciò che sappiamo?

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...