Il tuo cane non ricorda nulla, ma sa tutto quello che gli serve

C’è una vignetta molto carina che si intitola “sai perché il tuo cane è più felice di te?” e mostra che un cane, a differenza dell’uomo, vive qui ed ora, godendosi in ogni momento l’esperienza presente senza rimuginare sul passato o sul futuro.

L’idea è legata al concetto secondo il quale gli animali non umani sono “incollati al presente“, ovvero non possiedono il senso del tempo, inteso come la capacità di rappresentare mentalmente un flusso fatto di tanti “presenti” uno dopo l’altro sul quale disporre gli eventi nel passato e proiettarli nel futuro.

Chiunque viva con un cane però ha sicuramente sperimentato situazioni contraddittorie. Se lasciamo il nostro cane solo in casa per qualche minuto, magari per andare a buttare la spazzatura, al nostro ritorno ci sarà un’esplosione di gioia e festeggiamenti, come se il distacco fosse durato ore o giorni. Viene spontaneo chiedersi se davvero non si renda conto che è passato giusto il tempo di scendere e risalire le scale.
D’altro canto il nostro cane (o il nostro gatto) dimostra di ricordare bene luoghi in cui ha vissuto esperienze emotivamente significative (positive e negative), persone a cui è legato o che odia, passati litigi con altri cani, un discreto numero di vocaboli, esercizi imparati in addestramento o il difficile rapporto con lo studio del veterinario, reagendo in maniera perfettamente coerente con l’esperienza passata o addirittura anticipando la reazione sulla base di ciò che è avvenuto la volta precedente.
Sembra possedere, insomma, un ricco repertorio di ricordi che gli permettono di ricostruire uno storico temporale, esattamente come facciamo noi .

La memoria esplicita costituisce una minima parte della nostra vita mentale, nonostante sia quella che consideriamo più rappresentativa

Quando si parla di memoria generalmente si fa riferimento alla sua forma esplicita, quella cui accediamo consciamente quando riportiamo alla mente ricordi, anche lontani, in forma di ricostruzioni situazionali, attraverso la memoria episodica, e quando evochiamo concetti, nozioni, categorie ed il complesso sistema di astrazioni attraverso la memoria semantica. Questo tipo di meccanismi sono una prerogativa tutta umana e costituiscono in realtà una minima parte della nostra vita mentale, nonostante sia quella che consideriamo più rappresentativa di noi stessi.
Secondo una ricerca fatta su 25 specie, i cani (come anche delfini, scimmie, topi, api…) sembrano esserne sprovvisti, confinati in un presente che dura un paio di minuti.
Come fa allora, in assenza di ricordi, ad apprendere, imparare dalle situazioni e reagire ad esperienze passate?

Oltre alla memoria che utilizziamo consapevolmente esistono anche altri meccanismi impliciti, cui accediamo in modo inconscio e che non hanno a che fare con il ricordo.
Quando siamo alla guida di un’auto e ci troviamo di fronte ad una situazione imprevista, come un ostacolo sulla carreggiata, reagiamo immediatamente con una rapida sequenza di movimenti coordinati. Lo facciamo in una frazione di secondo e senza pensarci, non abbiamo bisogno di ricordare le lezioni di guida, né i consigli dell’istruttore su come controllare al meglio l’auto.
Agiamo d’istinto, così come farebbe un tennista che deve recuperare un colpo difficile o uno sciatore che evita la caduta dopo un salto.
Eppure non abbiamo geni preposti alla guida nel traffico o al gesto atletico, poiché nella nostra storia evolutiva non c’erano auto e palline da tennis, di conseguenza è improprio parlare di istinto.
L’apprendimento dei movimenti e dei processi mentali attraverso la ripetizione ha creato percorsi scavati nella nostra memoria procedurale, che ha il compito di automatizzare quegli schemi (non solo motori) in modo che possano essere recuperati immediatamente e adattati a situazioni sempre diverse, generando un riflesso condizionato.
Senza rendercene conto questo è ciò che accade nella maggior parte della nostra giornata, fatta di movimenti meccanici e piccoli aggiustamenti: quando apriamo una serratura, saliamo le scale o scriviamo una mail.

Negli umani come negli altri animali l’apprendimento utilizza la memoria procedurale per trasformare una sequenza nuova in una risposta condizionata, e quindi automatica, immediata, istintiva.

Il solo apprendimento condizionato non spiega però come gli animali siano in grado di reagire emotivamente a situazioni presenti sulla base di esperienze passate. Non spiega ad esempio perché il mio cane, dopo aver rimosso la sua cesta dei giochi, ha continuato a cercarla esattamente nel punto in cui era solito trovarla, mostrando grande perplessità nello scoprire che non c’era più, e manifestando nei miei confronti una richiesta di “spiegazioni” attraverso atteggiamenti del corpo inequivocabili.
Così come non spiega perché un cane che ha vissuto un singolo evento traumatico ne rievochi il disagio non appena torna sul luogo incriminato, se non può averne memoria.
E’ a questo punto che siamo portati ad introdurre il ricordo come elemento necessario a capire il presente attraverso un confronto con il passato, assumendo implicitamente la relazione secondo cui solo grazie ad una memoria episodica sia possibile conoscere e riconoscere il mondo che ci circonda.

Ma non funziona sempre così. Se proviamo a pensare al primo ricordo di nostra madre, ai primi mesi di vita in cui venivamo accuditi, puliti e coccolati, alla prima volta in cui abbiamo assaggiato qualcosa di buono, o abbiamo provato paura, ci rendiamo conto di avere un vuoto. Fino ai 3 anni l’uomo soffre di un’amnesia infantile che non consente ai ricordi di attecchire poiché le strutture dell’ippocampo preposte alla memoria esplicita non si sono ancora formate completamente. Nonostante questo il nostro cervello è in grado di raccogliere informazioni preziose già a partire dal suo sviluppo all’interno dell’utero materno. Le esperienze sensoriali e cognitive dei primi mesi e addirittura giorni di vita determinano il nostro substrato emotivo e condizioneranno per sempre le nostre risposte, ancorate ad una memoria di tipo associativo.
Lo stesso meccanismo permette al nostro cane di generare e consolidare collegamenti tra odori, luoghi, situazioni, persone e la risposta emotiva e cognitiva che tali stimoli hanno prodotto.
In un certo senso gli animali sanno senza bisogno di ricordare, poiché il bagaglio di informazioni è immediatamente disponibile come risposta associata ad uno stimolo che è presente qui ed ora.
Tornando all’esempio della guida, possiamo immaginare la loro conoscenza del mondo in un modo simile a come sappiamo instintivamente se una curva che non abbiamo mai approcciato prima è pericolosa e se la nostra velocità è troppo elevata.

La memoria implicita è l’espediente che l’evoluzione ha trovato per riprodurre schemi in modo efficace, veloce ed economico, senza il bisogno di ricorrere al vaglio di un dispendioso pensiero decisionale.

Viene naturale chiedersi allora come sia possibile, in assenza di una rappresentazione del passato, una costruzione mentale del futuro e pianificare ora azioni da mettere in atto poi, e se ciò che ai nostri occhi appare come pianificazione si possa effettivamente definire tale.
Vengono alla mente i casi di animali (ancora una volta i cani in prima battuta) capaci di un ricco repertorio di astuzie volto al raggiungimento di un obiettivo (quasi sempre alimentare), come si vede in questo divertente video, in cui un beagle arriva a spostare una sedia per salire sul ripiano di una cucina, aprire il forno a microonde e rubare il cibo contenuto.
Supponendo che non ci sia stato un vero e proprio addestramento, dovremmo riconoscere un atto di premeditazione. Ma premeditazione equivale a pianificazione?

La pianificazione, a differenza di una semplice anticipazione di un momento prossimo, prevede che un animale esibisca un comportamento per uno stato motivazionale futuro, e non in risposta ad una motivazione presente.

Il beagle del video elabora una soluzione ad un problema presente per ottenere, nell’immediato futuro, una ricompensa che vuole adesso. Ancora una volta, la premeditazione è in realtà una risposta ad uno stimolo che è presente qui ed ora.
Per dimostrare pianificazione del futuro il cane dovrebbe fare qualcosa adesso per ottenere, in futuro, un premio cui non è interessato ora, ma che prevede sarà interessante domani.
Comportamenti di questo genere si possono osservare negli insetti eusociali, che fanno della raccolta programmata di cibo una delle attività principali, ma si tratta di espressioni genetiche che potrebbero essere definite meccaniche.

Per scorgere qualcosa che ricorda una vera e propria pianificazione bisogna spostare lo sguardo su alcuni uccelli della famiglia dei corvidi. In particolare un esperimento effettuato su alcune ghiandaie azzurre ha dimostrato che gli uccelli sembrano preoccuparsi per il futuro, mettendo da parte del cibo una volta appreso che non ne avrebbero avuto a disposizione il giorno seguente.
Probabilmente non è un caso che questi stessi animali potrebbero essere tra i pochi, se non gli unici, a possedere una memoria episodica simile alla nostra, di cui danno prova ricordando dove, quando e quale cibo hanno nascosto, memorizzando centinaia di punti sul territorio, anche a distanza di mesi, e discriminandoli sulla base di quelli già perlustrati o di esigenze contingenti.
E probabilmente non è un caso che gli stessi corvi si esibiscano in comportamenti ingannevoli raffinati, fingendo di nascondere il cibo quando si accorgono di essere osservati da altri rivali, e addirittura diano segnali di attribuire un significato alla morte.

Sembra esserci un filo conduttore tra funzioni cognitive differenti ma in qualche modo correlate alla capacità di costruire un modello astratto del mondo, del tempo, di sé stessi e degli altri, come se la possibilità di staccarsi dalla concretezza dell’esperienza apra le porte ad una visione della realtà come spettatore, oltre che come attore.

Approfondimenti

Sulla memoria e il senso del tempo nei cani e negli animali

La memoria corta dei cani
Cani: la memoria di Fido dura 2 minuti
Are Animals Stuck in Time? [PDF]
Anche gli animali pensano al futuro

Sulla memoria in psicologia

Memoria semantica vs episodica
Memoria implicita e memoria esplicita: il lato inconscio della memoria
Memoria Esplicita e Memoria Implicita

 

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