Si fa presto a dire “ho deciso”

In ogni momento della nostra vita prendiamo decisioni. Quando valutiamo un’offerta di lavoro, quando pensiamo a cosa fare dei nostri risparmi o semplicemente quando decidiamo cosa mangiare a cena, e lo facciamo con la certezza di tenere ben saldo nelle nostre mani il controllo di tali scelte. Ma non è sempre così.

Immaginate la situazione seguente.
Per strada c’è una bancarella che vende crepes al cioccolato e piccole macedonie di frutta fresca. Quale scegliere? Vi fate prendere per la gola o optate per qualcosa di più sano? Verrebbe da pensare che sia solo una questione di preferenze e motivazioni personali a determinare decisioni di questo tipo.

Mettiamo allora il caso in cui una persona si fermi al chiosco delle crepes mentre era alla ricerca di un indirizzo di cui aveva appena memorizzato il numero civico. Non c’è motivo di credere che la sua scelta sia influenzata da un dettaglio simile. E se invece di un numero di 2 cifre il nostro passante stesse tenendo a mente le 7 cifre di un numero di cellulare? Sembra strano, ma le cose andrebbero diversamente.

Questo esperimento è stato realmente condotto in laboratorio e presentato come ricerca sulla memoria. In realtà si trattava di uno studio sulle decisioni e sull’autocontrollo. I soggetti che dovevano memorizzare 7 cifre sceglievano il dolce nel 59% dei casi, contro il 37% di quelli impegnati nella memorizzazione di sole 2 cifre. Perché proprio il dolce? Perché il dolce è una scelta di default, cablata nel nostro cervello ad un livello più basso, in quanto connessa direttamente con sistemi primari quali il bisogno di zuccheri, i centri del piacere, i meccanismi di ricompensa. Ciò che risulta dall’esperimento è un abbassamento della capacità di autocontrollo nel momento in cui siamo distratti a fare altro.

La spiegazione di questa significativa differenza risiede in ciò che Daniel Kahneman chiama carico cognitivo. Un compito mentale impegnativo, come quello di memorizzare dei numeri, ma anche di tenere in equilibrio un oggetto, di eseguire un’operazione aritmetica, di tradurre un testo, attinge alla stessa riserva che il cervello usa per prendere decisioni razionali, riserva che è limitata e condivisa.
Da un punto di vista computazionale possiamo pensare al cervello come ad un computer che sfrutta un sistema di processori e memorie per effettuare i suoi calcoli in parallelo. Ogni nuova operazione avrà a disposizione solo le risorse che non sono già occupate dai processi in corso. E quando le risorse iniziano a scarseggiare il cervello, che non è una macchina progettata per bloccarsi o mettersi in attesa, va a scalare su una specie di sistema di elaborazione automatico, veloce e decisamente più economico.
In pratica quando il carico cognitivo aumenta, le risorse di calcolo disponibili diminuiscono e le decisioni non vengono più messe al vaglio del nostro centro di controllo conscio (la corteccia prefrontale), ma delegate direttamente al pilota automatico.

System-1-vs-System-2Questo modello dice alcune cose importanti sui meccanismi di decision-making e sul modo in cui consideriamo noi stessi e le nostre scelte.
Quando pensiamo all’atto di prendere una decisione ci figuriamo un agente razionale che determina le proprie scelte consciamente. In questo modo però stiamo identificando noi stessi solo con una piccola parte della nostra attività cerebrale, quella pensante e consapevole del “controllore pigro” che Kahneman chiama sistema 2. La maggior parte delle decisioni invece viene presa a livello più basso dal sistema 1 attraverso meccanismi automatici, bypassando il controllo del sistema 2 impegnato a fare altro.

Ma ecco che avviene la magia. Nel momento in cui ripensiamo alla scelta, il cervello provvede a fornire una motivazione razionale in cui i meccanismi di decisione sembrano perfettamente causali e deliberati dalla nostra volontà. Si comporta come un supervisore cui sono state chieste delle spiegazioni, e che scrive una storia coerente per giustificare ciò che in realtà non ha fatto.

Il secondo aspetto riguarda la nostra capacità di autocontrollo.
Poiché è la corteccia prefrontale ad impugnare il freno a mano degli istinti, ogni qualvolta ci troviamo in una situazione impegnativa o di stress, saremo più facilmente portati a cedere alle tentazioni, siano esse legate al cibo, all’alcool, al fumo o a qualsiasi comportamento che in altri contesti verrebbe modulato da quella che chiamiamo ragione, non tanto per il desiderio di autogratificazione, quanto per il fatto che il sistema di controllo è stanco e distratto.

Quindi, la prossima volta che siete sotto stress e vi verrà una voglia irrefrenabile di sgarrare con un dolce o di fumare una sigaretta, provate a disattivare il pilota automatico e chiedetevi “chi” sta per prendere davvero quella decisione: sono io o è il sistema 1 che si sta approfittando di un momento di distrazione?

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