Uova oggi e galline domani: il test del Marshmallow

“Meglio un uovo oggi che una gallina domani” è un vecchio proverbio popolare che nasconde la nostra naturale predisposizione ad inseguire una gratificazione immediata.

Per verificare questo comportamento verso la fine degli anni ’60 lo psicologo Walter Mischel ideò un simpatico esperimento che è diventato celebre: il test del marshmallow.
I soggetti dell’esperimento erano bambini dai 3 a 5 anni cui venivano offerte due alternative allettanti: potevano mangiare subito il marshmallow posto di fronte a loro, oppure resistere alla tentazione rimanendo da soli nella stanza per 15 minuti, ed ottenere in premio due marshmallow.
L’uovo o la gallina? Guardate com’è andata. 

Nel video si può notare lo sforzo palpabile dei bambini impegnati in una vera e propria lotta contro il loro stesso impulso di cedere alla tentazione. Alcuni cercano di non guardare, altri battono i pugni sul tavolo, altri gli si avvicinano come attratti da una calamita, gli danno una leccatina e si allontanano quasi fosse un oggetto pericoloso.
Alla fine su oltre 600 bambini solo il 30% riuscì a resistere ed ottenere il secondo marshmallow.

Cosa ci dice l’esperimento di Mischel?

Innanzi tutto che i risultati sono correlati all’età. Bambini più grandi sono più bravi a resistere di quelli più piccoli.
La tendenza alla gratificazione è un impulso primitivo che ha assolutamente senso da un punto di vista evolutivo. Un animale messo di fronte alla possibilità di ottenere subito qualcosa di vantaggioso, come del cibo o del sesso, non dovrebbe lasciarsi scappare un’occasione così ghiotta nella speranza che in futuro avrà un’opportunità migliore, perché il futuro riserva sempre delle sorprese, e non tutte sono buone.

Questo schema all’interno del nostro cervello viene implementato attraverso un circuito speciale. Definito un target (marshmallow = zucchero!) i neuroni dopaminergici producono scariche di piacere al raggiungimento dell’obiettivo. La cosa interessante è che questo pattern si rafforza ogni volta che la sequenza produce un buon risultato, con l’effetto di rilasciare piacere (sotto forma di dopamina) anche alle azioni che anticipano la gratificazione, fino ad attivarsi al solo pensiero di mettersi in bocca il dolcetto.
Il prodotto finale di questo ingegnoso meccanismo lo chiamiamo motivazione.
A fare da freno a mano e inibire questo impulso primitivo è invece la corteccia prefrontale, il nostro “centro di controllo razionale” che però nei bambini è ancora poco sviluppato, e che raggiunge la completa maturazione dopo l’adolescenza.

C’è però anche un aspetto più inquietante. La “forza di volontà” mostrata dai bambini di fronte ad un dolce è correlata alla loro capacità di autocontrollo in età adulta.
In pratica, la capacità di differire una ricompensa come un dolce quando siamo piccoli dice quanto saremo bravi a resistere a tentazioni più pericolose da grandi, come l’abuso di alcool e droghe.
Il test del marshmallow predice i risultati degli individui in ambito scolastico, professionale e personale, nella misura in cui dipendono dalla facoltà di rifiutare l’uovo oggi n favore della gallina domani. O di essere ligi alla regola “prima il dovere, poi il piacere”, che è un po’ la stessa cosa.

Approfondimenti

L’esperimento del marshmallow di Stanford
Delayed Gratification: A Battle That Must Be Won
What the Marshmallow Test Really Teaches About Self-Control
If you can resist, you will go far

 

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